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Donne e motori

Oggi ho appuntamento con un autotrasportatore di Perugia, precisamente devo andare a Piccione nel perugino. Sono curioso di conoscerlo perché parlando precedentemente con i 3 figli, ho avuto una descrizione particolare dell’uomo Walter: donne, motori (corse d’auto e camion) e, per ultima, ma forse solo in apparenza, la famiglia. Sembra che questo autotrasportatore per l’azienda e per il camion abbia sacrificato molto nella vita, in primis la famiglia.
Ma torniamo all’appuntamento. Sono le 6.30 di una mattina nuvolosa e incontro finalmente Walter nel piazzale della sua azienda, la Trans Lilli. L’aspetto dell’uomo che mi viene incontro è molto diverso dagli altri camionisti che ho conosciuto fino ad oggi: niente pancia, capello lungo, camicia sbottonata con collane in evidenza… insomma, un “piacione”.
Salgo sul suo camion “personale e personalizzato” come mi spiega lui stesso e partiamo per la nostra giornata di lavoro.

Si parte!

Si parte. Anzi no. Facciamo subito la pausa caffè presso il bar del paese dove Walter mi mostra con orgoglio la parete con le coppe e gli articoli dedicati a lui ed ai figli Federico e Valentino protagonisti delle corse d’auto categoria turismo. Gli brillano gli occhi mentre mi racconta come ha trasmesso ai figli la passione per le corse in macchina… ma torniamo al presente e saliamo sul camion per andare dalla prima azienda a caricare il rimorchio che consegneremo a Trevi. Successivamente, torneremo a Piccione per cambiare il mezzo con un cassonato (il rimorchio aperto) e andare a ritirare il new jersey (barriere autostradali) da consegnare a Roma presso la società Autostrade. Siamo pronti!!

 

 

Walter saliva sui camion già a 14 anni

Oggi Walter ha 53 anni e sono quasi 40 anni che guida camion. Il padre aveva un’azienda di trasporti e già a 14 anni Walter lo accompagnava nei suoi viaggi di lavoro e intanto imparava questo mestiere che avrebbe segnato la sua vita. “Un lavoro che mi è sempre piaciuto altrimenti non lo avrei fatto” mi dice con un sorriso il mio compagno di viaggio. Ma quando confronta il passato con il presente di questa professione, mi spiega di come i costi superino troppo spesso i guadagni. “Non so più se amo ancora questa professione… oggi si viaggia a 0,80 centesimi al chilometro – sottolinea – e la maggior parte dei camion che lavorano sulle nostre strade ormai sono stranieri. Non ci sono più guadagni, la concorrenza è scatenata e sleale”. L’amore per i camion è messo in discussione da leggi troppo spesso restrittive, concorrenza e crisi. Ma c’è ancora un motivo che lo fa andare avanti: i figli. Infatti nella sua azienda lavorano già due dei tre figli, Valentino che guida anche lui i camion e Patrizia che segue l’amministrazione. Federico ancora studia ma anche lui dovrebbe entrare nel gruppo. Sotto l’aspetto da playboy di Walter c’è una personalità complessa, un uomo, un padre…

 

Prima tappa, primo scarico

Ore 8.00, arrivati a destinazione preeso un’azienda di Trevi. Dobbiamo scaricare la merce ma restiamo in attesa che arrivi il personale con il muletto e che vengano sbrigate le formalità. Le attese sono un problema costante di questa professione. I ritardi possono influire notevolmente nei costi del trasporto come mi hanno spiegato tutti i camionisti che ho incontrato. Tutto dovrebbe incastrarsi alla perfezione, traffico permettendo, ma non è così. Finalmente possiamo aprire il telo di copertura e agevolare le operazioni di scarico. Io lo aiuto ma rispetto all’esperienza del mio collega sembro una matricola imbranata. Chiudiamo il centinato e andando in ufficio per ritirare le carte, Walter mi sorprende con un gesto che non avevo mai visto fare ad un camionista: il baciamano alla signora che gli viene incontro. Una riverenza galante di un autista atipico!! E quando glielo faccio notare gongola e conferma: “sì Marco, mi ritengo un camionista galante”.

Torniamo alla base e ripartiamo per il secondo carico

Mentre torniamo a Piccione per cambiare il mezzo in vista del secondo carico da consegnare, Walter mi spiega i motivi della sua lontananza da casa nonostante molte consegne gli permettano di rientrare la sera: il terremoto!!! Ma cosa c’entra il terremoto? La moglie lo chiama proprio in questo momento per sapere quando torna e lo sento elencare una serie di motivazioni surreali… “oggi è mercoledì e non so se riesco a tornare per sabato perché ho dimenticato il navigatore, non ho il gps, ho finito le ore, non conosco la strade etc…” Fantastico Walter!!! Ci fermiamo per pranzo e quando Lilli mi parla ‘seriamente’ della famiglia si capisce che vive per loro e che i figli sono la sua passione più grande, ma non riuscirà mai a dirglielo. Nella sua formazione personale non ci sono abbracci, parole d’affetto o baci. È un padre vecchio stampo che si preoccupa di non far mancare niente di materiale alla famiglia, ma forse alla famiglia è mancato un po’ Walter. Ripartiamo e andiamo a caricare il new jersey da consegnare alle Autostrade.

La strada ha segnato la cita di Walter Lilli

La cosa che sto per scoprire è che il momento in cui Walter è stato più vicino al figlio più piccolo, Federico, è stato anche il giorno peggiore della sua vita. Quando gli chiedo se in questi 40 anni di professione abbia avuto incidenti pesanti… Un incidente in particolare è quello che ha segnato la sua vita. Era con Federico che aveva 11 anni e voleva seguirlo nel suo lavoro. Salito sul camion del padre si era addormentato nella cuccetta della cabina. Una cosa vietata, come ammette lui stesso, ma che capita per stare un po’ insieme ai figli. Mentre ricorda gli trema la voce. E proprio la voce gli era mancata quando in quel drammatico viaggio il camion si era ribaltato e il timore più grande di Walter era che il figlio fosse stato sbalzato fuori dalla cabina. Lo chiamava, gridava il suo nome ma non usciva alcun suono dalla sua bocca. Ma finalmente, il bimbo che non si era accorto di niente perché dormiva, si sveglia e chiama Walter perché non capisce dove sta dormendo… nella rotazione della cabina è rimasto all’interno muovendosi come in una lavatrice, ma fortunatamente era totalmente illeso. Un brutto episodio finito nel migliore dei modi. Ma da come me ne parla si capisce la paura che come padre ha provato. Ma Walter Lilli è un fuoriclasse e appena arriviamo a destinazione nel cantiere alle porte di Roma vede una donna che segue le operazioni di scarico e si ricala al volo nel ruolo di latin lover… Ops, Walter non perde un colpo. Scende e il piacione che è in lui torna in pista! Scarichiamo il nostro carico di barriere autostradali e mi spiega che per ogni chilometro occorrono 20 carichi.
Ma anche questa giornata di lavoro a bordo dei tir si conclude e saluto il mio ultimo compagno di viaggio. Per Walter la passione per i camion coincide con la passione per la libertà. Deve decidere lui i tempi, i modi, i luoghi. È difficile tenerlo, deve andare sempre avanti, viaggiare, è veramente un’inarrestabile. Ma Walter Lilli è uno spirito libero che torna sempre a casa.

 

Marco Berry