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Ore 5,30 pochi convenevoli e di corsa sul camion!

Da Foggia arrivo fino all’estremo Nord Italia, in provincia di Como per incontrare il mio prossimo compagno di viaggio. Di Giancarlo non so proprio nulla, come non conosco il contenuto del carico che dobbiamo agganciare, un container. Appuntamento alle 5.30 del mattino presso la sua azienda di trasporti a Novedrate. Mattinata freddina e freddino è anche Gianky, come lo chiamano gli amici. I convenevoli non servono: “Forza, sali, siamo in mega ritardo e dobbiamo partire” così mi accoglie Giancarlo Radice, ma ormai capisco al 4 viaggio, che il tempo, la paura del ritardo nelle consegne, i problemi di traffico e di cronotachigrafo sono il filo conduttore di questa professione. E via, partiamo. Dobbiamo andare a caricare il container che arriva dall’estero e deve essere consegnato ad un’azienda di… ed è stoccato all’interporto di Melzo vicino a Milano.

 

 

Comincia la nostra giornata di lavoro

Pronti, attenti, via… e Giancarlo mi spiega il suo lavoro, il tipo di trasporti di cui si occupa la sua azienda. “Carichiamo container che per la maggior parte arrivano dall’estero – mi spiega Gianky - e portiamo la merce a destinazione in tutta Italia e a volte anche all’estero. Ma ti ricordo che come vettori, siamo responsabili del carico anche se non sappiamo cosa trasportiamo. Abbiamo un documento con scritto merce varia e possiamo solo assicurarci che non sia stato aperto o manomesso. Nell’area logistica – sottolinea il camionista - il carico è sigillato e solo il destinatario può romperlo. Così possiamo trasportare scatole, mezzi meccanici, tubi, pietre. E magari una frenata brusca mi fa arrivare un tubo diretto alla schiena!”

Da quanto capisco, l’autista è responsabile della cosa che trasporta ma non può sapere cosa trasporta né le condizione in cui è la merce. Se si verificano danni di cui il vettore deve rispondere, il rischio è di fare un trasporto senza guadagno… e i costi nel far muovere questi tir sono sempre elevatissimi tra carburante, costo del personale, pedaggi autostradali, manutenzione…

 

 

Io e il mio compagno di viaggio arriviamo all'interporto di Melzo

Giancarlo si scioglie. Sembra un duro a prima vista, ma quando si rompe il ghiaccio, esce fuori una persona molto gentile, educato, e un gran professionista che mi spiega nei dettagli il suo lavoro e le difficoltà che richiede gestire in proprio un’azienda di trasporti. Ma come è nata questa passione? Il padre Alfredo aveva un’officina meccanica e lui già bambino passava i pomeriggi a veder aggiustare i mezzi e appena vedeva un camion, saliva e giocava con il volante. Le prime manovre le ha imparate proprio lì, da adolescente spostava i camion, li parcheggiava. E così, la passione del bambino che giocava solo con i camion giocattoli, è diventata molto presto una professione. Oggi l’impresa di trasporti di Gianky, conta 8 mezzi e …6 persone impiegate come autisti o amministrativi, e tra questi la sorella Claudia.

Arriviamo finalmente alla prima tappa del nostro viaggio, l’Interporto di Melzo alle porte di Milano. Cos’è un interporto vi chiederete? È un’area dedicata alla logistica e stoccaggio di container da cui poi partono camion o treni per la spedizione-consegna delle merci. Montagne di container, labirinti che ricordano quelle scene dei film di spionaggio dove tra montagne di metallo i buoni danno la caccia ai cattivi. Nello specifico il terminal Sogemar di Melzo si propone come la principale struttura intermodale dell'area orientale di Milano. Si sviluppa su 150mila mq, con 12 km di binari dove vengono lavorati 5.500 treni all’anno con collegamenti internazionali con Germania, Olanda, Belgio, Slovenia, Polonia, Romania, Austria e Paesi Scandinavi che corrispondono a 110 mila carri movimentati.

 

Il nostro carico arriva dal cielo

Giubbotto di sicurezza e via a caricare il nostro container che una gru afferra da una montagna di metallo, lo appoggia sul nostro semirimorchio e dopo averlo messo in sicurezza possiamo ripartire. Chiaramente dopo aver controllato che il sigillo sia intatto... Più di 200 quintali a scatola chiusa, per i quali il nostro Giancarlo, vi ricordo, è responsabile totalmente. Ci fermiamo ad un autogrill anche se non sono ancora le 11.00 del mattino abbiamo una fame tremenda. Per chi comincia a lavorare alle 5.30 del mattino è normale… pasti disordinati e fugaci fatti qua e là. Anche questo fa parte della vita del camionista! E il nostro Gianky ritrova il sorriso con un grande panino in mano e il sorriso della barista. Ma quando gli chiedo perché si era arrabbiato poco prima al telefono. “Un cliente mi chiede di fare un trasporto di venerdì – mi spiega Radice - con consegna in serata e questo implica per un mio dipendente, la notte di venerdì sul posto e tutto il sabato per il rientro da pagare come straordinario. Chiaramente lo farò io sia per tagliare sui costi, sia per non lasciare nei casini il cliente. In questa professione è normale, purtroppo, non avere un grande preavviso per i trasporti”. E dopo questa breve sosta… via verso la consegna.

Il viaggio prosegue...

Il nostro viaggio cambia, il nostro carico è pesante e nelle curve lo sente ondeggiare. Ma Gianky mi tranquillizza e mi spiega che è normale e che non ci sono pericoli. Intanto, parliamo di lui, della sua famiglia, di come sia cresciuto in una famiglia unita e serena. Ma quando giovanissima, a soli 52 anni la madre si ammala e viene a mancare in pochi mesi, lui subisce un trauma forte e decide di lasciare i viaggi verso l’estero e farsi solo quelli in Italia per rimanere vicino alla famiglia. Decide anche di ritornare a vivere con il padre e la sorella Claudia e torna a vivere nella cameretta di quando era bambino. Sul fronte privato Giancarlo è stato sposato per soli due anni e i rapporti con l’ex moglie però sono rimasti ottimi. Più conosco il mio compagno di viaggio e più mi rendo conto della forza e della sensibilità di questo grande uomo. Chiuso, riservato, ma quando entri nel suo mondo scopri la generosità e l’educazione che lo contraddistinguono. Per ora mi dice che si trova bene come single, aperto a nove esperienze, ma libero come quando viaggia con la sua moto. Quando lo vorrà e si sentirà pronto, sono sicuro che Giancarlo troverà la donna della sua vita e sarà un padre molto presente e affettuoso. Perché un figlio merita un padre come lui. Ore 13.15, è il momento del secondo stop. Mangiamo qualcosa al volo ma Gianky non si stacca dal suo telefonino per gestire anche a distanza la sua azienda. E quando rimontiamo in cabina mi informa che a fine lavoro dovrà fare i compiti? “Il cronotachigrafo” rispondo io facendo finta di essere esperto. “Anche – risponde Giancky – ma soprattutto dovrò compilare il mio diario di bordo”. Ogni giorno, da 28 anni, annota nelle sue agende ogni giorno: tempi e ore di lavoro, dove e chi è il cliente, traffico, inconvenienti vari etc… Un uomo preciso, non c’è che dire!!! Giancarlo è un personaggio strano, sembra che le cose gli scivolino addosso, ma in realtà dentro di sé c’è un’anima complessa e pulita. Ma se vincessi alla lotteria – gli chiedo - smetteresti di fare questo lavoro? Ci pensa, riflette, e con sicurezza mi dice: “No, la prenderei solo con più calma”. Questa è la passione per questa professione, per i camion, per questa vita. La passione è, infatti, il filo conduttore di tutti i viaggi che sto facendo con gli Inarrestabili.

Ore 16,00 arriviamo a destinazione, scarichiamo il nostro carico

Sono quasi 11 ore che lavoriamo, soste comprese, e arriviamo finalmente a consegnare il nostro carico. E finalmente scopriremo cosa trasportiamo e se qualcosa è stato danneggiato. Salutiamo il cliente, seguono formalità burocratiche, carte bollate e telefonate. Purtroppo sembra ci siano dei problemi prima di aprire il container. L’autotrasportatore in viaggio dall’alba, ha caricato la merce, fronteggiato il traffico, arrivato a destinazione e rischia di dover aspettare un tempo indefinito per avere la possibilità di tornare. Sicuramente un camionista instancabile come Giancarlo, non può certo fissare un appuntamento certo con amici per mangiarsi una pizza. Ma mentre rifletto su queste dinamiche, finalmente si risolve tutto e viene rotto il sigillo, apriamo gli sportelloni e scopriamo il carico: montagne e montagne di scatoloni pesantissimi. Ma non ci dicono cosa sia e io non indago troppo.

 

 

E arriva il momento dei saluti...

E via, ritorniamo alla base, Giancky compila il suo diario di bordo e ci salutiamo. Mi complimento per la serietà, la tenacia, la passione che mette in tutto quello che fa a 360 gradi. Giancarlo è una bella persona, un uomo vero prima che un camionista. Fuori da tutti gli stereotipi sulla categoria. Giancky, come lo chiamano gli amici e io ormai sono uno di loro, non lo ferma nessuno, è un Inarrestabile!!! E io riparto per il prossimo viaggio con il prossimo camionista, anzi, la prossima: Antonella Gallo che ha un’azienda di trasporto di prodotti alimentari e una passione sfrenata per un’eroina della Walt Disney…

Marco Berry