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Una piccola grande donna

Eccoci giunti al nostro secondo viaggio nel mondo della aziende di autotrasporto. Da Albano Laziale siamo giunti a Bergamo e oggi sto per incontrare il secondo camionista e anche questo, tosto e inarrestabile. Uno che non molla, che ha avuto tanto dalla vita e dal lavoro e ora si ritrova con un pezzo mancante, la sua azienda. Ma tutta la storia gira intorno a un camion speciale… ma solo più avanti scoprirete il perché. L’inarrestabile di oggi è una lei, una Inarrestabile. Appuntamento alle 7.30 sotto casa sua, ed ecco che arriva, lei, Agata De Rosa che mi viene incontro con il piccolo Giovanni. Stamattina quando mi sono svegliato pensavo di salire su un camion enorme, e invece, salgo in macchina con lei per accompagnare il bambino a scuola. Sembra una mattina come tutte le altre, ma in realtà, oggi per lei è l’ultima occasione per vedere una delle cose che ha più care al mondo. Agata ha 33 anni, minuta, delicata, non una donna rude o trasandata come si potrebbe immaginare una camionista. Sposata con Simone, che fa lo stesso mestiere e condivide la stessa passione per i camion, hanno due figli: Giovanni e la piccola Emma. Agata guida i camion da 15 anni, ha iniziato quando ne aveva 19 e invece di uscire con le sue coetanee, preferiva lavorare e guidare i tir con il padre Giovanni. Quando le sue amiche di notte andavano in discoteca, lei tornava da un viaggio di lavoro e quando all’alba ripartiva per una nuova consegna le amiche erano ancora a letto a dormire. La scelta di vita di Agata è lo stravolgimento del classico immaginario femminile…

Agata e la sua azienda

“Quando salgo sul camion sono contentissima e mi mancano quei momenti, mi manca stare da sola con il mio camion e i miei pensieri”, con queste parole Agata parla del suo amore per questa professione e inizia a raccontarmi come ha dovuto chiudere l’azienda che con il marito portavano avanti dal 2011. Una ditta propria a gestione familiare costituita con tanti sacrifici, 11 camion e 10 dipendenti, ma purtroppo a dicembre dello scorso anno ha dovuto chiudere anche a causa della crisi che ha messo in ginocchio molte aziende di trasporti come la sua. La mancanza di lavoro, i ritardi nel pagamento dei clienti, cabotaggio, leasing, tasse e costi di gestione, hanno contribuito alla chiusura dell’attività. Le uscite superavano sempre le entrate e Agata e Simone non hanno potuto fare altro che chiudere. Ha perso tutto quello che aveva e amava professionalmente, tra i pochi che riescono a consolarla ci sono i figli che la circondano di tanto amore. Dobbiamo pensare al dolore che può provare una persona che ha sacrificato tanto per il lavoro, dobbiamo pensare a una donna che ha scelto una professione prettamente maschile e che ha dato l’anima per creare un’attività tutta sua e poi vederla chiudere da banche e commercialisti che, in poco tempo, non le danno un’alternativa. Ma andiamo per ordine. Dopo aver lasciato Giovanni a scuola, partiamo per la nostra giornata di lavoro e corriamo verso l’azienda dove ora Agata lavora come jolly tra l’amministrazione e qualche consegna che le affidano.

E il nostro viaggio finalmente inizia

Incontriamo Gianni, il titolare della ditta, che spiega alla nostra camionista il percorso della giornata. Ma, in corso d’opera, ci comunicano per ben due volte che il viaggio cambia. Ultime operazioni preparatorie al trattore e alla motrice e si parte. Ancora mi stupisco nel vedere Agata, uno scricciolo, spostare il semirimorchio, girare leve, controllare gli attacchi e tutto quello che necessita il camion prima della partenza.

Solo quando saliamo sul camion Agata trova il sorriso, si sente se stessa, realizzata, un’inarrestabile. E mentre la nostra destinazione continua a cambiare, lei mi spiega il grande dolore che ha provato nel chiudere la ditta, lasciare a casa il personale, nel vendere i suoi mezzi e, in particolare, il camion che aveva dedicato al padre Giovanni. Una figura speciale, il suo eroe, il suo punto di riferimento. Ma forse riusciremo a farle fare un ultimo giro prima che venga venduto dal concessionario che lo ha preso in carico. Oggi per Agata è l’ultimo giorno per vederlo.

Mi racconta dei sacrifici fatti per il lavoro e per questa passione per i camion. Agata ha guidato fino al quinto mese di gravidanza e con la nascita di Giovanni non ha smesso di guidare. “Il camion era la culla ideale del suo primogenito” come spiega lei stessa, infatti, Giovanni nei primi mesi di vita l’ha sempre seguita in Italia e all’estero. Lo portava sempre con se. Come faceva il padre con lei. Finiva la scuola e saliva sui camion per fare compagnia al padre nei lunghi viaggi di lavoro.

Arriviamo in tempo all'appuntamento per il carico ma...

Agata quando guida questi giganti cambia espressione, è serena, felice, rilassata. Arriviamo nel luogo dell’appuntamento per ritirare delle torri evaporative, ma lì non c’è nessuno. Il piazzale del ritiro è deserto. Nell’attesa guardo il nostro semirimorchio e mi sembra così sproporzionato rispetto alla nostra piccola autista: 16 metri di lunghezza. Chiamiamo il responsabile del trasporto e scopriamo che dobbiamo aspettare perché il fornitore è in forte ritardo e noi rischiamo di non arrivare in tempo al concessionario per vedere il mezzo che Agata non avrebbe mai voluto vendere. Il concessionario, ricordo, chiude alle 18.00. Ma i lunghi tempi di attesa nel carico o scarico della merce, o in mezzo al traffico, sono il pane quotidiano degli autotrasportatori che lottano sempre contro il tempo per portare a termine il lavoro. Ne approfittiamo per andare a pranzo. La mia compagna di viaggio è sì una donna fragile e minuta, con due grandi occhi da cerbiatto, ma quando la vedi lavorare si trasforma, esce la grinta, la professionalità, la forza di una donna tosta, una camionista che non si è mai tirata indietro di fronte alle difficoltà. La madre estetista mi ha raccontato che quando la figlia a 19 anni ha iniziato questo mestiere, lei ha cercato in tutti i modi di farle cambiare idea, inutilmente, ma Agata non si è spaventata neanche quando è stata vittima con il suo camion di rapinatori che le hanno puntato la pistola alla testa per portarle via il carico che trasportava. “Meno male – ci racconta la madre - così mia figlia non farà più la camionista e cercherà un altro lavoro”. Invece tornando a Bergamo, passata la paura, Agata cercò subito un altro viaggio da fare. Perché Agata è così. La mia compagna di viaggio non ha mai mollato e, sono sicuro che, come la fenice, troverà il modo di rinascere lavorativamente.

Arriva il carico e il viaggio prosegue

Torniamo nel piazzale e finalmente vediamo che il carico che aspettavamo è arrivato. Aiuto Agata a mettere in sicurezza la merce per recuperare il tempo che ci separa dal concessionario. E via, ripartiamo. Andiamo a consegnare le torri di evaporazione alla ditta di Gianni. Il viaggio continua, ma una domanda sul perché si sceglie questa professione continua a girarmi per la testa. Chi fa questo lavoro viaggia per partire, viaggia per viaggiare o viaggia per tornare?

Agata e Simone, autotrasportati dall'amore

Scopro il suo lato romantico. Lei e Simone si sono conosciuti alla presentazione di un viaggio umanitario organizzato dagli autotrasportatori. E da quel giorno al matrimonio il passo è stato breve. Nel giorno più importante della sua vita non poteva certo mancare il camion. Un vero matrimonio tra camionisti!!! Sia lei che il marito sono arrivati sopra dei tir e anche il ristorante lo hanno scelto in base al parcheggio che permettesse l’arrivo dei tanti amici a bordo dei loro mezzi fumanti. Una vera passione, una religione, una professione che coincide con il proprio mondo affettivo. Questo è l’inarrestabile mondo di Agata De Rosa.

Ops! Guardiamo l’ora e vediamo che manca solo mezz’ora all’appuntamento con il concessionario e gli inconvenienti continuano. Come se il tempo non fosse già abbastanza poco, vediamo dagli specchietti qualcosa che sporge. Ci dobbiamo fermare e controllare. Alla prima area di sosta scopriamo che un legno tra le assi si è allentato, ci fermiamo e insieme (più lei che io), rimettiamo in ordine il camion e ripartiamo alla volta di Bergamo.

Una corsa contro il tempo

Ore 17.45 Calusco D’Adda (BG). Arriviamo in azienda con il carico, saltiamo in macchina e corriamo alla concessionaria. Agata è emozionata, pochi chilometri ci separano dal suo camion, ma il traffico ci rallenta. Mancano 10 minuti alla chiusura e spero con tutto il cuore di concludere questa giornata fatta di emozioni con la possibilità di far salire Agata, un’ultima volta, nel camion dedicato al padre. Riusciamo ad arrivare e il titolare, gentilmente, ci accompagna e le consegna le chiavi per poter fare un ultimo giro di danza sul camion.

Davanti a noi il camion speciale di Agata. L'ultima corsa

Già a poche decine di metri dal mezzo la mia piccola camionista si commuove, gli occhi le diventano lucidi. «Da quando ho perso mio padre l’unico motivo che avevo per sopravvivergli è stato il camion e il mio lavoro – ricorda Agata – una professione che ho sempre fatto con amore e con serietà. Sacrificando tutto, il mio tempo e la mia giovinezza».

E' il momento dei saluti...

Vede le modifiche fatte al suo mezzo: è stata cancellata la scritta dedicata al padre, ma ci sono ancora le iniziale sue e del marito. Sale, si rimette al volante e pensa a quei 5 anni e ai 900mila chilometri percorsi su quel mezzo. Sente la vendita del mezzo come una sconfitta. Non è solo un mezzo di lavoro, ma una seconda casa, un pezzo della sua vita e della sua famiglia. Agata sembra forte, il maschiaccio di casa, ma è una persona speciale, una ragazza fragile con una passione pazzesca per questo lavoro. Una splendida scoperta per me che sto entrando in punta di piedi in questo mondo fino ad oggi sconosciuto. E conoscere una donna camionista è un’ulteriore scoperta, fuori dagli stereotipi e dagli schemi. Ma il ruolo della donna nella nostra società è in continua evoluzione. Le donne devono tenere le redini della famiglia e del lavoro. E se devono entrare in un mondo lavorativo prettamente maschile le difficoltà aumentano. Ma lei mi presenta la sua scelta di vita con naturalezza: diversa, forte, una grande lavoratrice e una dolcissima madre. Una vera Inarrestabile come molte donne ci dimostrano quotidianamente. Mentre ci salutiamo penso che questo lavoro sia sempre più duro e che chi fa questa professione sale su questi mezzi con costi e sacrifici notevoli, sapendo che se a volte succede qualcosa, puoi tornare a casa anche senza guadagnare niente. Questo lavoro lo fai solo se c’è una grande passione. E Agata ha questa passione. È un’inarrestabile. Sono sicuro che nonostante abbia dovuto chiudere l’azienda di famiglia, per lei il destino riserverà ancora tante belle sorprese.

Marco Berry