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Ore 5.40 Salzano, appuntamento sotto casa

L’appuntamento di questa mattina è alle 5.40 con Adriano Ragazzo, un autotrasportatore di Salzano in Provincia di Venezia, che invece di aspettarmi nel piazzale di un’azienda mi ha dato invece l’indirizzo di casa. Ed è proprio a casa sua che all’alba ci incontriamo. Una forte stretta di mano e mi studio subito quest’uomo dall’aspetto vichingo, con i lunghi capelli biondo cenere, barba e baffoni che incorniciano gli occhi azzurri e un volto da persona buona come il pane. Parliamo subito del suo camion personale che parcheggia sempre a casa e non in ditta. In fondo, come ho avuto modo di capire nel corso di questi miei viaggi in giro per l’Italia, per ogni camionista il mezzo di lavoro è come una seconda casa… E per Adriano “Il Moro di Venezia” è il suo orgoglio e la sua prima casa, dato che passa più ore sul camion che sulla terra ferma. Mi accorgo subito del leone alato di San Marco con la spada, secolare simbolo della città lagunare e della sua antica Repubblica, raffigurato sul telo di copertura con l’aria imponente, come imponente è l’aspetto dell’autista che lo guida. Pochi convenevoli, ma dopo pochi minuti dal nostro incontro, mi apre le porte di casa per un caffè prima di partire per la nostra giornata di lavoro insieme.

 

Adriano mi apre le porte di casa...

Figlio di contadini, ha iniziato presto a lavorare come muratore e, come ci tiene a sottolineare, si è costruito da solo la sua casa. È passato poi a lavorare come camionista, sua grande passione, prima come dipendente e poi autonomo con la propria ditta.

Spezzarsi la schiena per moltissimi, fortunatamente, è solo un modo di dire. Per Adriano Ragazzo, muratore e camionista da 40 anni, è stata invece una dura realtà. Dopo tutti gli sforzi che la professione richiede, la sua colonna vertebrale un giorno ha fatto crack. Sorridendo mi mostra le radiografie e non riesco a credere che continui a fare questo lavoro con tutti i ferri che tengono insieme la sua schiena. Adriano mi spiega che il medico, a seguito di vari interventi subiti dalla sua colonna vertebrale, gli ha severamente vietato di continuare a lavorare come autotrasportatore. Ma il leone di Salzano non molla. La sua passione non lo fa scendere dal camion nemmeno sapendo che, se una delle viti si sposta, potrebbe finire sulla sedia a rotelle. “Sono sceso dal mezzo per 4 anni – ricorda sorridendo Adriano – ma poi non resistevo e sono rimontato in sella”. Non ci posso credere! Quelle viti che tengono incollata la sua schiena sono inquietanti. Un uomo ‘tutto di un pezzo’!! Scusate l’ironia, ma in realtà è ammirazione per un uomo, un camionista, che si presenta da subito ai miei occhi come un vero Inarrestabile!

 

 

E via...Si parte

Saliamo in cabina e facciamo subito il piano di viaggio: l’elenco degli impegni che ci aspettano: Garda, Codogno, Piacenza e infine Rozzano, dove dobbiamo ritirare un carico prima di tornare alla base.

Programma considerevole per un comune mortale come me… ma “se uno non ha passione non può fare questo lavoro” come sottolinea il mio compagno di viaggio, “non è come entrare in ufficio sedersi ad una scrivania e uscire all’ora prestabilita, qui esistono tempi, dinamiche e problematiche totalmente differenti”.

Arriviamo alla prima tappa, una fonderia. Sono curioso di vedere come lavora Adriano e di come possa fare ancora il camionista dopo 40 anni e con una schiena come la sua!! Il mulettista dell’azienda fa tutto lui sotto lo sguardo attento di Adriano che segue tutte le operazioni. E ora di corso verso il secondo incarico.

 

Via verso la seconda tappa di lavoro

La crisi, 3 dipendenti per cui si sente responsabile, i camion, il costo del carburante che da solo rappresenta più del 50% delle spese della sua azienda, pedaggi autostradali, imposte e l’ipoteca sulla sua casa. Tutto questo preoccupa quotidianamente Adriano e solo quando si mette alla guida del suo tir non pensa più ai problemi che lo assillano. Solo in viaggio, con la sua scaletta di consegne da portare a termine, Adriano si sente rilassato per poi tornare alla realtà dei problemi della sua azienda che deve gestire quotidianamente. Un paradosso: i camion sono la causa dei suoi debiti e delle sue preoccupazioni, ma solo a bordo di un camion trova pace. Il mio compagno di viaggio è razionale, granitico, questa corazza da uomo forte, ma nel suo sguardo si vede la sensibilità di un uomo con un cuore grande.

Ma i miei pensieri si interrompono quando arriviamo alla nostra seconda meta, a Lonato del Garda presso la seconda azienda di oggi. Io dopo la sveglia alle 5 e dopo poche ore di camion sono distrutto. Adriano no. Riparte come se nulla fosse, come se non avesse una schiena a pezzi. E si mette in prima persona a scaricare i pancali. Io ripenso alle sue lastre e mi spavento quando lo vedo fare dei movimenti veramente pericolosi!!

Il leone di Salzano non si ferma mai...

Ci mancano due consegne e 1 ritiro, la schiena di Adriano regge e io invece crollo come un bambino e mi addormento. Non siamo neanche a metà del nostro lavoro, io sono distrutto e lui è pimpante come alle 5 del mattino. Ma come fa? “Marco mai sei già stanco? – mi chiede lui mentre ci prendiamo un caffè – fatti forza perché non siamo ancora realmente partiti!”. Aiutooo…

Arriviamo a Codogno presso un magazzino di logistica dove vengono smistate le centinaia di migliaia di merce che i camionisti depositano. Voglio vederlo, vedere come funziona. Mi fanno fare un giro e mi spiegano come si muovono all’interno di questi labirinti. Ma il tempo sfugge e Adriano mi richiama all’ordine, dobbiamo ripartire.

Adriano e la sua famiglia

Parlando con Adriano scopro quanto sia legato alla famiglia e che purtroppo alcune cose gli sono andate storte nell’ambito privato. In cabina mi parla della sua famiglia, della moglie che gli sta accando da 40 anni, della figlia Lara che recentemente ha cominciato a lavorare con lui e questo lo gratifica. Quando parla di Lara si percepisce l’amore e la preoccupazione che prova per lei, come se fosse ancora una bambina. Ma poi mi parla di un altro membro della sua famiglia che è causa di un profondo dolore dolore. Il figlio che aveva cominciato a lavorare con lui tanti anni fa, lo ha lasciato per andare a fare lo stesso lavoro con altri. Il leone di Salzano mi spiega delle aspettative che aveva, delle deluzioni che gli ha dato, e del fatto che più di una cosa sia andata storta nella vita di questo giovane ragazzo. Ma lui, mi spiega, gli è stato accanto e lo ha sostenuto come poteva. Spero che tutto si risolva e spero soprattutto che con il figlio tornino a parlarsi. Le distanze in famiglia molto spesso sono solo frutto di una mancanza di dialogo. Un dialogo aperto, totale, viscerale.

 

 

T T T : Tempo, traffico e trachigrafo

Il tempo, come ho avuto modo di capire, è prioritario per chi fa questo mestiere. E il traffico, le autostrade congestionate, le infrastrutture inadeguate, sono una problematica costante per chi di mestiere deve consegnare merce in tutto il Paese. E al di là dei luoghi comuni, sto scoprendo lavorando con gli Inarrestabili, che i camionisti sono molto responsabili, ligi alla sicurezza e alle regole. Regole orarie ad esempio come il cronotachigrafo: un strumento di bordo obbligatorio dei veicoli commerciali ed industriali che effettua la misurazione della velocità, dei tempi di guida, e della distanza percorsa.

Tutto il viaggio di un camionista è pertanto registrato nei dettagli, una sorta di scatola nera che ad un controllo delle Forze dell’ordine, descrive il lavoro di camion e autista fino a 28 giorni precedenti al controllo. E se si verificano sforamento dei tetti di guida, le sanzioni economiche sono molto alte e a questo si aggiunge la perdita di molti punti sulla patente.

Il viaggio sta arrivando alla fine

Il tempo è prezioso e noi, con pochi minuti di ritardo arriviamo alla nostra destinazione a Piacenza. Adriano compila il documento giustificativo del ritardo e poi corriamo a scaricare gli elettrodomestici.

E lui, in prima persona, si mette a spostare questi cassoni imballati più alti di lui. Ha l’orgoglio che lo spinge a farcela sempre e comunque. Un vero inarrestabile. Provo a dargli una mano ma non riesco a spostare un pancale neanche di pochi centimetri.

Finiamo il lavoro e ripartiamo per Rozzano. Abbiamo il camion vuoto e questa ultima tappa della giornata caricherà nuovamente il mezzo e domani, per il mio compagno di viaggio, ricomincerà una giornata di lavoro di carico e scarico merce per garantire tutta una serie di servizi per tutti, per noi, per voi. Arriviamo alla nostra ultima tappa, Adriano compila i documenti, apre il telone, fa caricare la merce e per me è giunto il momento di prendere un’altra destinazione. Ci salutiamo e ci lasciamo con un grande abbraccio. Il mio viaggio finisce qui, ma per Adriano il viaggio continua e mi auguro, che un domani accanto a lui in cabina, al mio posto ci sia il figlio.

Marco Berry